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Visualizzazione dei post con l'etichetta caterina finelli

DIECI SEMPLICI RICETTE PER ANDARE IN BIANCO

Un primo appuntamento coi fiocchi, ma che dico, da petardi a scena aperta. C'è gente che ti applaude dai balconi mentre la riaccompagni a casa in auto, in più quando arrivate lei sembra non voler andare via . Ti si accoccola accanto e lancia occhiate promettenti quanto un calcio di rigore sullo 0-0. Sei teso perché è il tuo momento e sai di non poter sbagliare . Quindi affondi nell'autoradio il tuo infallibile cd a prova di ciellina rosarizzata. Alzi il volume, lei sorride bellissima e un po' brilla, sembra pronta a scaldare l'aria di sillabe indecenti. Ne sei sicuro, la musica che hai scelto vincerà sui bottoni, le cerniere e qualsiasi promessa abbia fatto all'ignaro fidanzato in Erasmus. Ed eccolo, il bacio per cui hai sudato fino adesso: non ci puoi credere, funziona, funzioni! Tre minuti e sedici secondi dopo lei si scosta, guarda stranita te e il tuo autoradio, cinge le mani attorno al bavero della giacca come a coprirsi. E prima che tu possa contrattaccare...

REGGIOPEDIA / Offlaga Disco Pax

///male friendly Dietro un gomitolo di vie anonime, proprio mentre finisce Torino, c'è un posto dove sono passati tutti i grandi. Si chiama Hiroshima Mon Amour e gli Offlaga Disco Pax ci sono stati nel 2006, a ridosso di un disco esploso come una scheggia impazzita.   Sul menù c'erano mantra ribelli, scacchiere di campioni battenti e quell'ironia magnetica di chi arriva dall'Emilia.  Il loro nuovo 33" è un gioiello di fattura analogica , che rifiuta i machintosh e sfodera politica dietro ogni parola. Un congegno blindato, resistente al dormiveglia di chi crede che fare musica oggi sia abbandonarsi al suicidio.   ///female friendly A noi donne importa poco del come, del quando o del perché. Il chi è più che sufficiente se incarnato da esemplari apprezzabili, d'altronde è solo per questo se ci vedete ai concerti. Quindi stasera siamo qui per il totem di sintetizzatori che si staglia sul palco, le zeta affricate dietro lo stendardo di Cronaca V...

L'ULTIMA VITTIMA / Ricardo Villalobos Ensemble

Il Colosseo attrae borghesia imberbe nascondendosi elegante proprio tra il Po e la stazione di Torino Porta Nuova. Stasera ad assediarlo c'è una chi azza di hipsters che fumano e si sistemano i capelli come se aspettassero l'arrivo di un messia. Forse è merito dell'ufficio stampa. Pare abbia venduto la faccia al diavolo per dare la notizia ovunque, guai a chi stasera non c'è.   G li imperatori della biscroma gusto clubbing sono due, Ricardo Villalobos e Gianluca Petrella = 16 euro a biglietto. Arrivano muniti di machintosh ed effettistica da allunaggio, poi aggrediscono il palco con la noncuranza di chi ha strappato scalpo e applausi anche al più scettico degli ascoltatori. Quindi ci inabissiamo timidi nella platea semibuia del teatro, zittiamo i cellulari e cuciamo le labbra davanti a cotanta decantata maestria. Una croma, poi due brevi. Un trombone assonnato che diventa Fender, arpeggi fuori tempo massimo e sequenze prevedibili emanate da laptop applescenti ...

DANCING WITH GIANTS/ Savana Potente

In principio era il truzzo, disceso a gamba tesa con bomber, taglierina e acqua pazza. Gli occhi bistrati dagli Oakley e il sorriso serrato dall'urgenza, mostrò subito l'ardore di voler abitare il mondo sopraffacendo ogni altra specie vivente. Ma la terra vergine aveva alfieri attenti e caparbi, e grazie a loro seppe difendersi.  Costoro ricacciarono l'infame razza poggiapiselli ai margini dello Chalet, proprio ai piedi del cuore verde di una microscopica metropoli. Quell'oasi in cattività oggi è l'avanposto di Savana Potente : un bunker pornografico dove saziarsi di techno servita al sangue, una delle piste di decollo più insolite di Torino. Qui si incarna la profezia degli spazi bui dove ballare fianco a fianco ignorandosi, lottando beat dopo beat per la sopravvivenza nel proprio metro quadro di dancefloor. Stanotte il ledwall rosso annuncia l'atterraggio a Berlino, culla dei due giganti chiamati a celebrare 6 anni di parties senza anestesia. Ad anticipar...

BEAT REPEAT / El Barrio

Non avevo mai guidato la campagna di notte. Secondo me è un silenzio potenziale, fatto di suoni pronti a svegliarsi da un momento all'altro. Quel respiro sospeso attorno a Torino è arrivato insieme ai ricordi di qualche anno fa, quando cercavo la strada per i rave col finestrino abbassato. A rincorrere il percorso ci pensavano gli altri, io non guidavo mai: facevo la vedetta con gli occhi chiusi e trovavo le feste a orecchio. Poi una volta mio padre mi ha lasciato fingere di guidare il suo treno, e tra tutti quei bottoni e pulsanti mi sembrava di pilotare un bruco galattico accelerato all'infinito. Se mi vedesse ora riderebbe lui, perché mi sono quasi persa e ho parcheggiato a casaccio.  Anni fa questo posto era una scuola, adesso ci abita una delle radio più multate d'Italia. L'epoca era quella del buco normativo sulla radiofonia web, e questa emittente pagò il conto e gli interessi per tutte le altre webradio nate in seguito. Ma Radiodigitale.info esiste anco...

LAST BEACH STANDING / Club Der Visionaere

   E tu ci sei mai stato in un posto senza orologi? D ove la gente chiude gli occhi, e non sa più chi è? Adesso è domenica, o martedì, o sabato. Anzi, vado avanti senza guardare il cielo perchè l'acqua torbida rallenta l'arrivo. Sono a Berlino Est e l'unico a offrirmi qualcosa di illegale è un italiano, pensa un po', quando tutti sembrano reggere la notte solo con birra alle castagne. Fuori è una pedana di legno galleggiante illuminata dai baci rossi delle lampade agganciate agli alberi, mentre dentro c'è un ripostiglio vibrante dove sudare finchè i muscoli ti stanno dietro. In fondo in fondo, un siciliano pronto ad asciugarti la fame con una pizza che fa venire nostalgia di casa. Dicono che questo posto non chiuda mai. Forse è vero perchè qualcuno ha l'aria e i movimenti di chi si è pettinato due giorni prima per fare serata, ma non saprei dire. Certo è che assomiglia al rumore del n...

PARTY WILL NEVER END. KaterHolzig

Il KaterHolzig confina: • a nord con il verdeblu della Sprea; • a est con uno scheletro vestito a festa alto dieci piani; • a sud con uno slargo deserto che scoraggia turisti e imbucati; • a ovest con una stradina impronunciabile ma conosciutissima ai tassisti. Il Bar25 si è reincarnato qui, a due passi dal Maria , dopo che l'amministrazione berlinese ha fatto sloggiare tutti qualche mese fa. Forse l'hanno chiamato gatto di legno a posta. Per assicurargli nove vite prima di vederlo inghiottito dalla riqualificazione urbana, o forse perchè tutto è fatto di assi robuste che trasmettono vibrazioni piacevoli direttamente alle suole. Sembra una cittadella post-medioevale piena di risate, tintinnìo di vodka-mate e parole in tedesco, e anche se non lo parli e ci vai da solo puoi arrivare in metro fino Heinrich-Heine-Str . e scoprire che attaccare bottone è più semplice che decifrare il gioco di parole al contrario verniciate all'ingresso. Il cuore a due tempi di questo pres...

BERGHAIN. No pics inside / Verboten Lights

Niente foto, niente specchi, qui l'immagine é un codice bandito quanto la vista é inutile. Parla solo il suono in questo relitto fatiscente, incrostato in fondo alla strada che sembra allungarsi in mezzo al nulla. La corda luminosa dei taxi é un guscio di lucciole, forse aspetta gli avanzi del millepiedi che marcia lentamente in avanti. Ovvero lontanissimo, nella bocca lattiginosa di quell'entità mitica di cui parlano tutti, con quel nome che ti si spezza nel palato come un rantolo. Siamo in silenzio, sospesi sul filo della domanda   ce la farò ad entrare? I cerberi alla porta decidono chi far passare o meno, ma nessuno sa come. Una volta dentro, il silenzio viene risucchiato insieme alle frequenze dei colori, e le pupille devono dilatarsi oltre il fumo. A parte i laser intermittenti, la consolle e il banco di regia sulla balconata, non c'è altra illuminazione, quindi è piu´che semplice perdersi nel budello di corridoi attorno alla pista. Sembra di stare in u...

STEREO / Club Gamma

Incontri qualcuno, gli devi spiegare chi sei, non ne hai voglia. E pensi a quanto sarebbe più facile scambiarsi dischi, dividere drink, spedirsi messaggi dopo aver scoperto un segreto. Per me essere amici è così. C erte volte succede per caso. Magari in una cucina fumosa, piena di bicchieri e pettegolezzi. Se ti va bene puoi occupare la sedia accanto a qualcuno che conosce il tuo alfabeto in anticipo. Se ti va meglio puoi perfino sorridere del fatto che nella tua città, nonostante le facce e i dj set avvicinino sempre le stesse persone, ci sia ancora chi scommette sul nome dell'ultimo arrivato. Domani notte Matteo Viani chiuderà la stagione del Gamma , una delle sorprese più grandi che Torino potesse farmi. Sarà il primo live set della sua vita , e ho promesso di essere sottocassa a sorridere. Ma ricordo benissimo cosa pensai appena mi strinse la mano, un mese fa. Sei bravo? Cosa suoni? Perchè dovrei ascoltare la tua musica? Hai qualcosa da dire, o vuoi solo giusti...

IL TEMPIO: PUDDHU BAR

Ci vai per perdere la memoria. O incontrare centauri metà barman metà scenografi, dj/impiegati o fotografe capaci di presentarsi agli esami dopo una notte tra spintoni e otturatori sbilenchi. Ha chiuso la stagione a giugno lasciando molti orfani insonni. É la lavatrice di Torino: inghiotte, sputa, centrifuga addosso urla e sudore altrui. E proprio come ogni macchina di lavaggio modula programmi a intensità variabile. • Bianchi e delicati: Xanax party Nato cinque anni detiene ancora il record di maggiore presenza femminile, brani introvabili e nostalgie anglofone. Eroi ed eroine che sfidano il caldo della frangetta e il magma dei cocktail, dove sfuggire alla noia ostentata dai poser si può, ma solo dall'alto del cubo. • Sintetici e colorati: China Surprise / Ex Wye Zed I collettivi del venerdì notte ti lavano via lo stress a suon di elettronica e visuals da videodrome. Dentro ci scappa di tutto, dai mostraculo ai festoni homemade ai sempre svegli, perchè l...

FIVE RULES TO SURVIVING AT NIGHT

1. Sposta il cassonetto (o impara a fartela a piedi).  Spesso qui a Torino ci si pente di aver raggiunto il centro in macchina. Sono in pochi a poter fare serata a bordo di una bicicletta, o persino a piedi. Chi arriva dalla provincia però può affidarsi al trasporto pubblico anziché arrivare su quattro ruote o contendersi un parcheggio a ceffoni (solo dalla Dora in poi però, niente paura). Chi può va in taxi, ma se volete un consiglio abituatevi ai tram: puntuali, veloci e ovviamente mai controllati dalla GTT. In bus almeno non ti sporchi la giacca per spostare il cassonetto e parcheggiare, eviti l'autoscontro mattutino e il dazio al parcheggiatore che se resta senza monetina ti autografa volentieri il cofano con una chiave. 2. Lascia a casa il tuo alfabeto (o porta i tappi per le orecchie) Di notte si parla con metà della cognizione diurna, un terzo del pudore e almeno l'80% d'immaginazione in più. Le lingue straniere diventano facili quanto giocat...

MURAZZI ALLAGATI? NESSUN PROBLEMA, AMICO

Far tardi qui a Torino significa imparare a nuotare. Metà dei posti che propongono invenzioni non sono underground, ma subacquei . Soprattutto se giugno, inspiegabilmente, non smette di inzaccherare la città con la pioggia. Se i Murazzi sono inaccessibili, può capitare che il dj del momento venga sottratto ai flutti annullando la serata, e tu debba ripiegare in corsa setacciando i profili facebook dei promoters. Più raramente capita il colpo di fortuna, o che l'alternativa sia gratis e a portata di mano. Venerdì 3 giugno è andata così: niente epifanie con Deadboy , ma un ottimo back in the day con Grandmaster Flash all' Infoaut festival del Parco Ruffini. Sarei potuta diventare madre solo respirando la carica di testosterone profusa nell'aria o accettando l'invito di questo armadio a sei ante Made in Texas (il tour manager. che mestiere infame, vero?) Invece ho immaginato il palasport come un sobborgo umido dove ascoltare il braccio sinistro di questo cinq...

AMACA + PIEDI NUDI = SORRIDI

/// male friendly Chazwick B. è un afro-filippino nato a Columbia meno di venticinque anni fa. Dopo l'università e il bachelor in graphic design incontra Ernest Greene, classe '83 ed emisfero ambidestro del progetto Washed Out , conosciuto ai più come alfiere del chillwave movement edito da Mexican Summer. É grazie a lui che Chazwick sterza dolcemente verso le atmosfere dell' onirico 7'' intitolato Blessa ? Chissà. Il 4 gennaio del 2010 però firma l'uscita dell'album " Causers of This " con la Carpark Records, già label di Cloud Nothings, So Takahashi e Light Pollution: subito dopo iniziano le tournée con lo stage name di Toro Y Moi , i remixes e persino le lodi dei chirurghi di Pitchfork , talmente obbligati a farci caso da tributargli uno spazio nella sezione "Best New Music" per la pubblicazione del secondo album " Underneath the Pine " del 22 febbraio di quest'anno. Da lì in avanti è la storia fotografica di un oriun...

TORINO. E MILANO?

Sta sulle palle a tutti, è vero. Testacoda da autoscontro, flipper di lustrini, urbanistica soffocante, decibel di troppo, afa da Mekong. Cocktail troppo cari, snobismo gratuito, fighe che non la danno. E poi vogliono fregarci il Traffic , promosso dalle colonnine di tredicesima agli editoriali in prima pagina, questi pescecani quotati in borsa così diversi dai mecenati d'arte contemporanea. Milano riscuote ostilità persino nelle righe di Gabriele Ferraris, voce della città descritta su TorinoSette , che non risparmia sferzate polemiche nemmeno durante MITO Settembre Musica. Perché si tratta di soldi, in fondo, e parlarne di questi tempi è come tentare d'iniettare Geova alle fermate del bus: Milano rappresenta un immaginario più abbiente del nostro, vista la base demografica e il numero di investimenti esteri che attrae ancora oggi. Non solo: può vantare un'ottima percentuale di anglofoni, ed è proiettata verso traiettorie più europeiste delle nostre che spingono i p...

AUDIO ERGO SUM

  Forse la sparizione delle partiture risale all'avvento di reason, cubase, logic. Chissà qual'è la data esatta. Io immagino sia frutto della digitalizzazione iniziata nel secolo scorso, quel periodo gravido di tecnoentusiasmo in cui iniziammo a poter dire quasi tutto con 0 e 1. La traccia grafica dei suoni era medium per l'esecuzione, ostacolo all'approccio autodidatta, sbattimento laborioso ma obbligatorio verso la SIAE. Il pubblico dal canto suo se ne fregava cordialmente, e si vendevano più canzonieri per chitarra che composizioni di Heitor Villa-Lobos , ormai bistrattato dai diplomandi del Conservatorio e per giunta confuso col collega cileno. Insomma, lo spartito appariva inutile e nascosto come il precoce handicap di Beethoven. Una volta l'ho sognato. Si masturbava i capelli sconvolti quasi avesse i pidocchi e mi importunava per entrare al Puddhu: "Piacere, Ludvig. Sono sordo da quando avevo trent'anni e nessuno se n'è ancor...