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Visualizzazione dei post con l'etichetta minimal

NON APPLAUDITE/ TUM@Doctor Sax

Matteo Viani (Stereo/Torino) - Podcast #001 Il Doctor Sax è un tuorlo sanguigno nascosto sotto i tacchi di Piazza Vittorio. Apre quando gli altri chiudono e resta acceso fino a dopo mezzogiorno; si trova sul lato sinistro dei Murazzi, oltre gli interstizi umidi dove si tuffano millepiedi grossi quanto accendini. Dentro c'è un tunnel diviso dal ventre di un vecchio tram , con maniglie fluo e tubolari dove la gente balla aggrappata. Davanti alla consolle, una iotta primordiale di pupille a spillo. Qualcuno è schiacciato al muro e non muove un passo, altri ballano massacrati nel proprio sudore e molti inconsolabili sorridono a occhi chiusi. Un'autentica capsula di detriti che spinge fuori il meglio a orari sciagurati, quando la pista si addensa di gente come avessero abbassato una leva. Stanotte c'è deep, minimal e acid grandiosa. Matteo gira l'ultimo vinile alle nove tra il battimani di chi è arrivato alla fine. [poi un habitué urla]    NON SIAMO A TEATRO, N...

L'ULTIMA VITTIMA / Ricardo Villalobos Ensemble

Il Colosseo attrae borghesia imberbe nascondendosi elegante proprio tra il Po e la stazione di Torino Porta Nuova. Stasera ad assediarlo c'è una chi azza di hipsters che fumano e si sistemano i capelli come se aspettassero l'arrivo di un messia. Forse è merito dell'ufficio stampa. Pare abbia venduto la faccia al diavolo per dare la notizia ovunque, guai a chi stasera non c'è.   G li imperatori della biscroma gusto clubbing sono due, Ricardo Villalobos e Gianluca Petrella = 16 euro a biglietto. Arrivano muniti di machintosh ed effettistica da allunaggio, poi aggrediscono il palco con la noncuranza di chi ha strappato scalpo e applausi anche al più scettico degli ascoltatori. Quindi ci inabissiamo timidi nella platea semibuia del teatro, zittiamo i cellulari e cuciamo le labbra davanti a cotanta decantata maestria. Una croma, poi due brevi. Un trombone assonnato che diventa Fender, arpeggi fuori tempo massimo e sequenze prevedibili emanate da laptop applescenti ...

DANCING WITH GIANTS/ Savana Potente

In principio era il truzzo, disceso a gamba tesa con bomber, taglierina e acqua pazza. Gli occhi bistrati dagli Oakley e il sorriso serrato dall'urgenza, mostrò subito l'ardore di voler abitare il mondo sopraffacendo ogni altra specie vivente. Ma la terra vergine aveva alfieri attenti e caparbi, e grazie a loro seppe difendersi.  Costoro ricacciarono l'infame razza poggiapiselli ai margini dello Chalet, proprio ai piedi del cuore verde di una microscopica metropoli. Quell'oasi in cattività oggi è l'avanposto di Savana Potente : un bunker pornografico dove saziarsi di techno servita al sangue, una delle piste di decollo più insolite di Torino. Qui si incarna la profezia degli spazi bui dove ballare fianco a fianco ignorandosi, lottando beat dopo beat per la sopravvivenza nel proprio metro quadro di dancefloor. Stanotte il ledwall rosso annuncia l'atterraggio a Berlino, culla dei due giganti chiamati a celebrare 6 anni di parties senza anestesia. Ad anticipar...

PARTY WILL NEVER END. KaterHolzig

Il KaterHolzig confina: • a nord con il verdeblu della Sprea; • a est con uno scheletro vestito a festa alto dieci piani; • a sud con uno slargo deserto che scoraggia turisti e imbucati; • a ovest con una stradina impronunciabile ma conosciutissima ai tassisti. Il Bar25 si è reincarnato qui, a due passi dal Maria , dopo che l'amministrazione berlinese ha fatto sloggiare tutti qualche mese fa. Forse l'hanno chiamato gatto di legno a posta. Per assicurargli nove vite prima di vederlo inghiottito dalla riqualificazione urbana, o forse perchè tutto è fatto di assi robuste che trasmettono vibrazioni piacevoli direttamente alle suole. Sembra una cittadella post-medioevale piena di risate, tintinnìo di vodka-mate e parole in tedesco, e anche se non lo parli e ci vai da solo puoi arrivare in metro fino Heinrich-Heine-Str . e scoprire che attaccare bottone è più semplice che decifrare il gioco di parole al contrario verniciate all'ingresso. Il cuore a due tempi di questo pres...

ANDATE A LAVORARE / Alle - Worker's Pearls

Hai attraversato chilometri da sola, fidandoti di racconti notturni altrui attendibili quanto le chiacchiere di un ubriaco. Hai trovato dei pezzi di carta che parlavano in crucco e hai voluto buttarti, fidandoti delle incognite. Hai preso la U-bahn fino ad Alexanderplatz per imbatterti nelle mappe dell'ufficio turistico e arrivare ad Ostbanhof insieme alle tue mani sudate di abbandono. E poi hai trovato un supermercato ovattato di bava di lumaca, e il buio ti ha guidato fino a lì, quel posto zeppo di i diomi inventati . Musica esplosa dai muri, puntine sbeccate e cocktail all'arancia lavica. Solo che era martedì pomeriggio , e dietro l'ingresso presieduto da due fanti addormentati hai visitato una notte simulata. Dentro c'era un tunnel di scontrini pagati coi marchi. Tracce di chi vede l'alba con le mani spaccate dal seltz, sacchi di plastica differenziata e occhi arrossati dal fumare altrui. E poi, proprio dietro un pilastro portante, un tappeto volante ...

BERGHAIN. No pics inside / Verboten Lights

Niente foto, niente specchi, qui l'immagine é un codice bandito quanto la vista é inutile. Parla solo il suono in questo relitto fatiscente, incrostato in fondo alla strada che sembra allungarsi in mezzo al nulla. La corda luminosa dei taxi é un guscio di lucciole, forse aspetta gli avanzi del millepiedi che marcia lentamente in avanti. Ovvero lontanissimo, nella bocca lattiginosa di quell'entità mitica di cui parlano tutti, con quel nome che ti si spezza nel palato come un rantolo. Siamo in silenzio, sospesi sul filo della domanda   ce la farò ad entrare? I cerberi alla porta decidono chi far passare o meno, ma nessuno sa come. Una volta dentro, il silenzio viene risucchiato insieme alle frequenze dei colori, e le pupille devono dilatarsi oltre il fumo. A parte i laser intermittenti, la consolle e il banco di regia sulla balconata, non c'è altra illuminazione, quindi è piu´che semplice perdersi nel budello di corridoi attorno alla pista. Sembra di stare in u...

STEREO / Club Gamma

Incontri qualcuno, gli devi spiegare chi sei, non ne hai voglia. E pensi a quanto sarebbe più facile scambiarsi dischi, dividere drink, spedirsi messaggi dopo aver scoperto un segreto. Per me essere amici è così. C erte volte succede per caso. Magari in una cucina fumosa, piena di bicchieri e pettegolezzi. Se ti va bene puoi occupare la sedia accanto a qualcuno che conosce il tuo alfabeto in anticipo. Se ti va meglio puoi perfino sorridere del fatto che nella tua città, nonostante le facce e i dj set avvicinino sempre le stesse persone, ci sia ancora chi scommette sul nome dell'ultimo arrivato. Domani notte Matteo Viani chiuderà la stagione del Gamma , una delle sorprese più grandi che Torino potesse farmi. Sarà il primo live set della sua vita , e ho promesso di essere sottocassa a sorridere. Ma ricordo benissimo cosa pensai appena mi strinse la mano, un mese fa. Sei bravo? Cosa suoni? Perchè dovrei ascoltare la tua musica? Hai qualcosa da dire, o vuoi solo giusti...

CLUB GAMMA

Il Gamma è un cubo d'aria affacciato sul Po, acquario di ombre morbide che aspettano l'alba. Il perimetro est, considerato dall'ultimo scalino in pietra che conduce alla pista, è interamente composto di vetrate trasparenti che lasciano filtrare il riverbero viola dell'acqua. Un acquario notturno, scaldato dal rumore dei tacchi alti e l'euforia dei clubbers, che spesso ospita geni tedeschi e britannici. Entrarci è semplice fino alle due, dopodichè auguratevi di avere un buon ascendente sullo staff alla porta, altrimenti farete l'alba nel dancefloor del Fluido, club gemello ma sito al piano terra, frequentatissimo durante l'aperitivo grazie al meraviglioso prato antistante che simula una primavera cittadina permanente. Il meglio si ascolta venerdì e sabato sera: producer visionari arrivati dal Canada o da Detroit e squali di razza in prestito dal Berghain, selecta fulvi e giocolieri di midi controller, tutti contribuiscono a sommergere il pubblico con l...

LONTANO / elsewhere

La musica è quel concetto geometrico che allontana la notte. La dilata, rendendola immune all'incedere degli orologi e i calendari. Si spiega in un linguaggio intraducibile, matematico, non comunicabile. Bisogna esporvici senza farsi troppe domande, per capirci qualcosa. Ci sono beat, campioni e bounce mescolati alle grida irruente del pubblico. Sincopi, controtempi e fraseggi che non si possono disporre su uno spartito perchè fatti di materia intoccabile, come i ricordi. E anche se i gusti sono costruzione culturale, l'invenzione riesce sempre a diventare omaggio, identità, abitudine. Costruzione di qualcosa che ancora non ha nome. Dentro quell'accezione sconosciuta, mettiamo tutto ciò che stenta ad assomigliarci, ma ci attrae. Che ci guida fino a diventare la moda che seguiremo domani. Perchè certa musica non invecchia: indica il futuro, conduce all'altrove affascinante dei sogni. Come quello che non si spiega, rompe la distrazione e ci trascina, inevitabilment...