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L'ULTIMA VITTIMA / Ricardo Villalobos Ensemble

Il Colosseo attrae borghesia imberbe nascondendosi elegante proprio tra il Po e la stazione di Torino Porta Nuova. Stasera ad assediarlo c'è una chi azza di hipsters che fumano e si sistemano i capelli come se aspettassero l'arrivo di un messia. Forse è merito dell'ufficio stampa. Pare abbia venduto la faccia al diavolo per dare la notizia ovunque, guai a chi stasera non c'è.   G li imperatori della biscroma gusto clubbing sono due, Ricardo Villalobos e Gianluca Petrella = 16 euro a biglietto. Arrivano muniti di machintosh ed effettistica da allunaggio, poi aggrediscono il palco con la noncuranza di chi ha strappato scalpo e applausi anche al più scettico degli ascoltatori. Quindi ci inabissiamo timidi nella platea semibuia del teatro, zittiamo i cellulari e cuciamo le labbra davanti a cotanta decantata maestria. Una croma, poi due brevi. Un trombone assonnato che diventa Fender, arpeggi fuori tempo massimo e sequenze prevedibili emanate da laptop applescenti ...

STEREO / Club Gamma

Incontri qualcuno, gli devi spiegare chi sei, non ne hai voglia. E pensi a quanto sarebbe più facile scambiarsi dischi, dividere drink, spedirsi messaggi dopo aver scoperto un segreto. Per me essere amici è così. C erte volte succede per caso. Magari in una cucina fumosa, piena di bicchieri e pettegolezzi. Se ti va bene puoi occupare la sedia accanto a qualcuno che conosce il tuo alfabeto in anticipo. Se ti va meglio puoi perfino sorridere del fatto che nella tua città, nonostante le facce e i dj set avvicinino sempre le stesse persone, ci sia ancora chi scommette sul nome dell'ultimo arrivato. Domani notte Matteo Viani chiuderà la stagione del Gamma , una delle sorprese più grandi che Torino potesse farmi. Sarà il primo live set della sua vita , e ho promesso di essere sottocassa a sorridere. Ma ricordo benissimo cosa pensai appena mi strinse la mano, un mese fa. Sei bravo? Cosa suoni? Perchè dovrei ascoltare la tua musica? Hai qualcosa da dire, o vuoi solo giusti...

IL TEMPIO: PUDDHU BAR

Ci vai per perdere la memoria. O incontrare centauri metà barman metà scenografi, dj/impiegati o fotografe capaci di presentarsi agli esami dopo una notte tra spintoni e otturatori sbilenchi. Ha chiuso la stagione a giugno lasciando molti orfani insonni. É la lavatrice di Torino: inghiotte, sputa, centrifuga addosso urla e sudore altrui. E proprio come ogni macchina di lavaggio modula programmi a intensità variabile. • Bianchi e delicati: Xanax party Nato cinque anni detiene ancora il record di maggiore presenza femminile, brani introvabili e nostalgie anglofone. Eroi ed eroine che sfidano il caldo della frangetta e il magma dei cocktail, dove sfuggire alla noia ostentata dai poser si può, ma solo dall'alto del cubo. • Sintetici e colorati: China Surprise / Ex Wye Zed I collettivi del venerdì notte ti lavano via lo stress a suon di elettronica e visuals da videodrome. Dentro ci scappa di tutto, dai mostraculo ai festoni homemade ai sempre svegli, perchè l...

FIVE RULES TO SURVIVING AT NIGHT

1. Sposta il cassonetto (o impara a fartela a piedi).  Spesso qui a Torino ci si pente di aver raggiunto il centro in macchina. Sono in pochi a poter fare serata a bordo di una bicicletta, o persino a piedi. Chi arriva dalla provincia però può affidarsi al trasporto pubblico anziché arrivare su quattro ruote o contendersi un parcheggio a ceffoni (solo dalla Dora in poi però, niente paura). Chi può va in taxi, ma se volete un consiglio abituatevi ai tram: puntuali, veloci e ovviamente mai controllati dalla GTT. In bus almeno non ti sporchi la giacca per spostare il cassonetto e parcheggiare, eviti l'autoscontro mattutino e il dazio al parcheggiatore che se resta senza monetina ti autografa volentieri il cofano con una chiave. 2. Lascia a casa il tuo alfabeto (o porta i tappi per le orecchie) Di notte si parla con metà della cognizione diurna, un terzo del pudore e almeno l'80% d'immaginazione in più. Le lingue straniere diventano facili quanto giocat...

MURAZZI ALLAGATI? NESSUN PROBLEMA, AMICO

Far tardi qui a Torino significa imparare a nuotare. Metà dei posti che propongono invenzioni non sono underground, ma subacquei . Soprattutto se giugno, inspiegabilmente, non smette di inzaccherare la città con la pioggia. Se i Murazzi sono inaccessibili, può capitare che il dj del momento venga sottratto ai flutti annullando la serata, e tu debba ripiegare in corsa setacciando i profili facebook dei promoters. Più raramente capita il colpo di fortuna, o che l'alternativa sia gratis e a portata di mano. Venerdì 3 giugno è andata così: niente epifanie con Deadboy , ma un ottimo back in the day con Grandmaster Flash all' Infoaut festival del Parco Ruffini. Sarei potuta diventare madre solo respirando la carica di testosterone profusa nell'aria o accettando l'invito di questo armadio a sei ante Made in Texas (il tour manager. che mestiere infame, vero?) Invece ho immaginato il palasport come un sobborgo umido dove ascoltare il braccio sinistro di questo cinq...

TORINO. E MILANO?

Sta sulle palle a tutti, è vero. Testacoda da autoscontro, flipper di lustrini, urbanistica soffocante, decibel di troppo, afa da Mekong. Cocktail troppo cari, snobismo gratuito, fighe che non la danno. E poi vogliono fregarci il Traffic , promosso dalle colonnine di tredicesima agli editoriali in prima pagina, questi pescecani quotati in borsa così diversi dai mecenati d'arte contemporanea. Milano riscuote ostilità persino nelle righe di Gabriele Ferraris, voce della città descritta su TorinoSette , che non risparmia sferzate polemiche nemmeno durante MITO Settembre Musica. Perché si tratta di soldi, in fondo, e parlarne di questi tempi è come tentare d'iniettare Geova alle fermate del bus: Milano rappresenta un immaginario più abbiente del nostro, vista la base demografica e il numero di investimenti esteri che attrae ancora oggi. Non solo: può vantare un'ottima percentuale di anglofoni, ed è proiettata verso traiettorie più europeiste delle nostre che spingono i p...

AUDIO ERGO SUM

  Forse la sparizione delle partiture risale all'avvento di reason, cubase, logic. Chissà qual'è la data esatta. Io immagino sia frutto della digitalizzazione iniziata nel secolo scorso, quel periodo gravido di tecnoentusiasmo in cui iniziammo a poter dire quasi tutto con 0 e 1. La traccia grafica dei suoni era medium per l'esecuzione, ostacolo all'approccio autodidatta, sbattimento laborioso ma obbligatorio verso la SIAE. Il pubblico dal canto suo se ne fregava cordialmente, e si vendevano più canzonieri per chitarra che composizioni di Heitor Villa-Lobos , ormai bistrattato dai diplomandi del Conservatorio e per giunta confuso col collega cileno. Insomma, lo spartito appariva inutile e nascosto come il precoce handicap di Beethoven. Una volta l'ho sognato. Si masturbava i capelli sconvolti quasi avesse i pidocchi e mi importunava per entrare al Puddhu: "Piacere, Ludvig. Sono sordo da quando avevo trent'anni e nessuno se n'è ancor...

LONTANO / elsewhere

La musica è quel concetto geometrico che allontana la notte. La dilata, rendendola immune all'incedere degli orologi e i calendari. Si spiega in un linguaggio intraducibile, matematico, non comunicabile. Bisogna esporvici senza farsi troppe domande, per capirci qualcosa. Ci sono beat, campioni e bounce mescolati alle grida irruente del pubblico. Sincopi, controtempi e fraseggi che non si possono disporre su uno spartito perchè fatti di materia intoccabile, come i ricordi. E anche se i gusti sono costruzione culturale, l'invenzione riesce sempre a diventare omaggio, identità, abitudine. Costruzione di qualcosa che ancora non ha nome. Dentro quell'accezione sconosciuta, mettiamo tutto ciò che stenta ad assomigliarci, ma ci attrae. Che ci guida fino a diventare la moda che seguiremo domani. Perchè certa musica non invecchia: indica il futuro, conduce all'altrove affascinante dei sogni. Come quello che non si spiega, rompe la distrazione e ci trascina, inevitabilment...